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25.10.04

Il punto G esiste

Per molte è solo una lettera dell'alfabeto, per altre una zona sconosciuta, per altre ancora è la più esplosiva delle zone erogene. Stiamo parlando del punto G, una parte dell'apparato femminile che deve il proprio nome al suo scopritore: il ginecologo tedesco Ernest Grafemberg.

Fu lui nel 1950 che, dopo anni di studi e ricerche, ne diede un'accurata descrizione indicando com'è strutturato, dove si trova e come funziona. Critiche, smentite e tante polemiche scatenò il professor Grafemberg che, a distanza di oltre 50 anni, continua a far discutere. Esiste o non esiste il punto G? Una recente ricerca italiana pubblicata sulla rivista americana Urology ne conferma l'esistenza: è una massa piccola di tessuto, di dimensioni simili a un fagiolo, che si trova a circa 4/5 cm dalla vagina, nella parete superiore tra l'osso pubico e la cervice. La zona è ricca di fosfodiesterasi, una sostanza simile all'enzima che nell'uomo stimola l'eccitazione e l'erezione. E, sempre secondo i ricercatori in questione, l'orgasmo femminile e la sessualità della donna funzionano esattamente come quello dell'uomo. Su una cosa si continuerà a discutere a lungo: ce l'hanno tutte le donne? Alcuni esperti sostengono che molte ne siano sprovviste, mentre altri ritengono che tutte ce l'abbiano. L'importante è stimolarlo a dovere in modo che possa... lavorare. Ma si può favorire la stimolazione del punto G? È quello che si chiedono molti uomini. Per i sessuologi ci sono alcune posizioni che procurano sensazioni più piacevoli e una stimolazione efficace. Evitare la classica posizione del missionario, lei sotto e lui sopra: banale, e poi l'organo sessuale maschile eccita solo la parete posteriore della vagina e non quella anteriore dove si trova il punto G. Le migliori posizioni sono quelle da dietro con lei sul suo stomaco o leggermente sopra di lui. Lei sopra e con il partner inginocchiato oppure lei seduta con le sue gambe intorno alla vita del partner. Un campionario di posizioni ginnico-sessuali con le quali anche la più scettica delle donne dovrà ammettere l'esistenza del proprio punto G.

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Mi aveva proposto di andare con lei in vacanza in Svezia.
Nulla di strano dato che e' la mia migliore amica e soprattutto lavora in un call center e mi fa conoscere molte sue colleghe, porche ovviamente. Fui schietto e sincero e le chiesi se aveva qualche attrezzo tra le mani da strapazzare. Lei annuì. Praticamente io ero la scusa per sua madre per farsi autorizzare ad andare via di casa, in Svezia, per 10 giorni.
Come garante funzionavo bene, come amante di Federica molto meno dato che in dieci anni mi ha fatto a mala pena annusare la sua passerina due o tre volte. Ma l'amicizia era forte ed intrigante sin dal liceo. Giunti a Stoccolma il programma era questo: Fede con il suo Peter a casa di lui, io con una amica di Peter, da lei. Speriamo sia almeno scopabile, pensai. Giunti a casa di Helena, la chiamavo cosi' perche' il suo nome assomigliava all'italiano Elena, ma di fatto era impronunciabile, le diedi un bel sei per il portamento, sette e mezzo per le tette, sul resto mi sarei pronunciato piu' tardi. Si parlava un inglese stentato per capirci, ma speravo che sul linguaggio internazionale non averi avuto problemi. E invece i problemi arrivarono subito. Io mi sentivo lo stallone monta italiano che davanti a se aveva una terra da conquistare. Il problema che a fare il figo in italiano e' un conto, in inglese un altro, in svedese non ne parliamo. Va be', cenammo a casa da soli, poi verso le sette davanti alla tv. Fuori, buio. E' appena passato natale. In casa illuminazione con candele o luce soffuse. Alle finestre niente tende. Va be chi se ne frega sono italico e mandino, quindi un po' di voyeurismo altrui non mi da fastidio. Coperta sulle gambe. Lei in jeans e felpa, io in tuta da ginnastica. Griffata ovviamente, ma soprattutto praticissima per trombare. Incroci di sguardi, gambe che si accavallano, risatine di circostanza, gambe che si sfregana e toccano volutamente all'accavallarsi delle stesse; incrocio di sguardi sempre meno casuali, risate sempre piu' pressanti,quindi azzardo un bacio sul collo. Lieve lieve. La pelle di Helena e' diversa dalle altre donne che ho baciato. Mah..sara' l'atmosfera, il fatto che per la prima volta non ho dovuto dire una parola o spendere uno stipendio in cene per trombare. Gia' trombare. Per il momento le ho dato solo un bacino sul collo. Lei sembra non reagire, impassibile. Ci rimango male. In tv c'e' la pubblicita'. Helena d'un tratto si sporge leggermente e allunga la mano sulla tuta, altezza ginocchio. Mentalmente rivedo la pagella che diedi nel pomeriggio e ora i voti variano dal 10 alla lode. Lei sorride aggiustandosi i capelli dietro l'orecchio. Io sorrido.La mano sale. L'uccello e' gia' durissimo. Lei ci mette la mano, sfiorandomi la cappella. Poi decisa scende sui coglioni e stringe leggermente. Mi fa un po' male ma il dolore aumenta la voglia di scoparmela. Mi trattengo e lascio il gioco in mano sua. Mi slaccia la tuta e io l'aiuto con il movimento delle anche. Garbatamente mi abbassa i calzoni fino al ginocchio. Lei e' in ginocchio davanti a me. Apre i boxer e mi tira fuori l'uccello. Lo scappella. E' durissimo. A quel punto lei si ferma e lo guarda, abbassandosi, girandosi, sorridendo e contemplando la minchia. Da inginocchiata si slaccia la camicetta, tento di aiutarla, ma lei mi allontana le mani. Non vuole. Fa da sola. Slaccia il reggiseno e mi mostra un seno bello sodo, con i capezzoli rosei su una carnagione che mi sembra bianchissima, ma illumintata dalla tv, non rende onore allo strabordante piacere che sa trasmettere. Mi tira fuori le pale dei boxer. Ridacchia, ma intanto tocca. Punta la cappella su un suo capezzolo, facendolo roteare. Sento che gli diventa duro. Ho sempre piu' voglia di scoparmela, alla pecorina. Ora me lo mena con grazia svedese e le sue dita affusolate e leggermente freddoline stringono il manico che e' un piacere, appagando il mio piacere. Da' un colpetto di lingua sulla cappella. Sospiro di piacere. Le labbra calde scendono sulla cappella per tutta la sua interezza. Su e giu. Lei comincia a mugolare. Io comincio a sussurrare un "Yes", lei mi molla uno sguardo e, ancora piu' decisa, si infila la minchia in bocca: tutta! Premetto che non sono dotatissimo, ma lei sembra apprezzare. La bocca è calda, lei e' bravissima: ogni rivolo di saliva viene sapientemente ripulito dalla cappella. Con il mento tocca leggermente i coglioni dandomi piacere.Lecca i peli del cazzo, li mordicchia. Si stacca, sente che sto per venire. Vengo. Sporco pantaloni, mutande, divano e gli schizzo un po' sotto la gola. Vorrei pulirla ma lei si alza e va in bagno. Io, rimango sul divano, con la mischia a penzoloni;.guardo la tv e mi chiedo se non faccia parte di un reality show.

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Si dice che la curiosità abbia ucciso il gatto, spero che il detto non sia da interpretare troppo letteralmente o meglio che l'antiquario non sia un assassino. Non lo è... anche se, come armi improprie, ha due iridi che paiono provenire da Delft come la pastorella, tanto sono blu e luminose. E' un narratore e mi racconta la storia di questa colonna intagliata nel legno, viva come può essere una materia che un tempo cresceva tra terra e cielo, profumata del tempo e venata come un brandy d'annata. La sua voce è lenta, ma inarrestabile, le sue mani si muovono sul legno come se ricreassero ogni istante della sua creazione. Le sue labbra si piegano in sorrisi fuggevoli quando un aneddoto buffo fa capolino nella storia avventurosa che proprio le sue parole fanno rivivere nel qui ed ora. Mi sento come quando da bambina sedevo sulla barca del salvataggio a guardare le onde, ascoltando il bagnino che mi snocciolava leggende del mare come se fossero accadute nel suo quartiere. Incantata e totalmente dimentica di quel che non sia il fluire del racconto e del cerchio perfetto dove lancette in ottone si rincorrono, interrotte dal profondo rintocco delle ore. Per due volte... è l'ora della chiusura e mi riscuoto, sento quei due battiti come se fossero risuonati dentro di me. L'invito a cena giunge come la pausa a metà di un film, c'è un secondo tempo molto più promettente, a quanto pare, ma devo fidarmi della sua parola oltre che del mio istinto. La consegna della pastorella mi consente di tornare a casa, cambiarmi per ritrovare un senso di realtà e per soddisfare l'eterno femminino. Al ristorante il tempo scorre come l'acqua ed il vino nei bicchieri, non saprei dire quali piatti si siano succeduti sulla tovaglia bianca di Fiandra. Vorrei che la sera non finisse mai, il mistero della pendola passa in secondo piano rispetto al cantastorie con cui attraverso la città silenziosa, guardando le luci riflettersi nei canali, riflettendo solo a metà su ciò che sento e su ciò che dico. Un musicista di strada suona il sax, riempiendo di note questa notte così tersa. E' quasi mezzanotte, silenzi e parole formano a loro volta una melodia che rende inarrestabile la malia che mi ha presa per mano attraverso le sue dita. Quando mi bacia, mi sembra solo naturale e non mi accorgo di essere nell'arco che incornicia il negozio, il calore del suo corpo contro il mio fa da contrappunto al freddo del vetro su cui mi appoggio. Il suo senso del bello ha voluto questo o è stato il caso? Ultimo pensiero coerente, prima di precipitare in un turbine avvolgente di carezze sapienti di cui avverto l'effetto, non il contatto. Notte stregata, notte senza tempo. Scendo i gradini senza sapere della loro esistenza, immemore e cieca, solo desiderosa della sua bocca e delle sue mani, ovunque. Mi avvolge con il suo corpo caldo quanto il legno dietro la mia schiena, mormora di ciò che ha provato per la curiosità che mi ha letto negli occhi, sussurra nel mio collo delle storie d'amore che la pendola ha scandito per coloro che ne hanno ordinato la costruzione e cercata per mare e per terra dopo averla perduta. Una dama ed un pirata, un conestabile ed una vedova onorata, un uomo ed una donna, come noi.

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Postato il 25.10.04 12:33

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