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05.09.04

Niente sesso, ma per scelta

Accanto a Superdotati, Transessuali, Bisessuali e assatanati vari, spuntano gli "asessuali"
Non hanno voglie, non provano attrazione né per
Uomini Superdotati né per donne, non si "ingrifano" mai e sbadigliano se parli loro di prestazioni a letto.

Tutti danno i numeri: i francesi fanno sesso 137 volte l'anno, gli Italiani un po' meno, ma in compenso sono bravi a raggiungere l' Orgasmo, in quanto il 61% dice di non fallire mai. E poi i Giapponesi son quelli che lo fanno di meno. Insomma, si parla sempre di quanto, come e dove lo si fa, si pensa sempre e costantemente alla quantità e alla qualità di un Rapporto Sessuale. Evidentemente perché piace pensare di farlo e piace farlo. Ma non a tutti, però.
Almeno a giudicare dal fenomeno dei cosiddetti "asessuali", fenomeno che ha avuto le prime avvisaglie negli Usa e in Canada e si sta propagando in tutto il mondo. Come si può facilmente capire, si tratta di persone che non fanno
Sesso, oppure che non hanno la benché minima intenzione di farlo. E il bello è che vivono perfettamente sani e felici. Con un solo problema: farsi accettare per quelli che sono, facendo così capire alla gente di essere perfettamente normali.
La categoria degli asessuali è stata sottoposta a un'analisi da parte di un pool di ricercatori. I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista scientifica britannica New Scientist. Secondo i ricercatori si tratterebbe di un'autentica "rivoluzione asessuale" destinata a dilagare. Infatti, sarebbe in aumento il numero di persone che sceglie il celibato e la castità non come repressione della necessità, ma piuttosto come liberazione dall'obbligo di intrattenere
Rapporti Sessuali di qualsiasi tipo (Rapporti Anali, Rapporti Orali...). Un aumento tale da essere diventato equivalente al numero di persone Omosessuali. Anche gli asessuali, adesso, non hanno più paura a mostrarsi e stanno uscendo allo scoperto, soprattutto grazie a internet. In numerosi forum interattivi si scambiano emozioni, opinioni, esperienze. Alcuni di questi dicono di avere pulsioni sessuali molto basse, altre sostengono di avere stimoli sessuali ma non si sentono attratte da persone di alcun sesso. Possono eccitarsi, ma non hanno mai l'impulso di entrare in contatto sessuale con un'altra persona. Secondo uno studio canadese l' asessualità sarebbe una caratteristica comune dell'1% della popolazione. Secondo altri studiosi un elemento fondamentale nell'asessualità potrebbe essere lo stress sociale che può diminuire la libido e ridurre gli impulsi sessuali.

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Cose Incredibili
Un tizio sta chiacchierando con un amico e gli racconta le sue disavventure degli ultimi giorni:
- Mi è successa una cosa incredibile questa settimana... lunedì mattina esco di casa ed un energumeno grande e grosso mi si avvicina e mi fa: "Pasquale io a te t'ammazzo di botte!", e appena m'ha detto così m'ha incominciato a dare una scarica di cazzotti e calci fino a quando sono svenuto a terra.
Fiche
- Mamma mia... ma è incredibile!
Figa
- Aspetta... non è finita: martedì mattina esco di casa e mi si avvicina sempre quel tizio sconosciuto che mi fa: "Pasquale io a te t'ammazzo di botte!" e giù con calci e pugni fino a che non sono svenuto.
Sexo
- Ma nessuno interveniva?
Fighe
- No! Ma il bello deve ancora venire... è andata avanti così per tutta la settimana, sempre questo sconosciuto che mi si avvicinava e mi faceva: "Pasquale io a te t'ammazzo di botte!" e giù botte! Anche stamattina la stessa cosa... guarda come mi ha ridotto!
- Ma è possibile che tu non abbia reagito? Non hai fatto niente?
Sexo
- E che mi frega a me? ... che so' Pasquale io?

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Intarsio e Intaglio
Con il passare degli anni l'unica cosa che lei ancora ammirava di me era il mio lavoro di intarsio e di intaglio.
Era a pochi passi da me e ammirava "l'ultima cena" che stavo intagliando su una tavola di ciliegio africano. Mi guardava con una certa ammirazione, ma non l'uomo bensì l'artista.
Erano trascorsi sette lunghi anni da quel dì nel quale mi scelse come sua vittima, ma almeno da quattro ci univa solo "
sesso", un sesso-amore che mi teneva legato a lei come prigioniero di un sentimento tra l'odio e l'amore.
Aveva un corpo scultoreo, trasudava sesso a vista d'occhio, sembrava dicesse "prendetemi". Ma non riuscivo ad allontanarla da me, ero vittima dei suoi tradimenti sfrontati e sfoggiati, vittima senza dignità, umiliato, esiliato e rimpatriato tra le sue cosce agognate; ero come schiavo, come burattino del quale lei muoveva i fili a suo piacimento.
A volte mi scioglievo in un pianto, quando mi diceva ti "pianto", e gli restavo accanto, perché l'amavo tanto!
I nostri discorsi erano ormai formali, solo dialoghi fatti di sì e di no e su argomenti occasionali.
"Sei bravo", mi disse, "quei personaggi sembra che parlino!"
Era sincera lo sapevo, l'unica cosa che amava ancora di me era il mio lavoro.
Spronato dal suoi approcci di dialogo e dei complimenti ricevuti, abbozzai un dialogo sull'argomento del momento e dissi: "certo che questa epidemia della mucca pazza sta buttando alle ortiche intere aziende, e i lavoratori del settore."
"Sei il solito ignorante" replicò lei , "il termine epidemia si può usare quando si parla di infezioni e patologie umane, per gli animali si usa il termine epizozia, ma tu sei il solito e se vuoi sapere cosa significa ti informo che vuol dire animale vivente, in pratica ciò che sei."
Giuro, l'avrei intagliata o meglio intarsiata, incastrando in lei un cuore più buono, una mente più umile e sentimenti come rispetto, affetto, amore, cose mai esistite dentro di lei.
A volte cresceva dentro me un'angoscia che mi buttava nella disillusione più nera perché vivevo con lei, prendendo i suoi scarti, i pochi attimi di sesso che mi donava; e quando lo faceva mi portava così in basso fino ad annullare l'uomo fisico e morale: in quei momenti aveva tutto di me, anima e corpo.
Perché mi faceva quell'effetto? Perché pur avendolo pensato e detto varie volte non avevo il coraggio di andare fino in fondo e di partire per chissà dove, basta che sia lontano da lei?
Mormorò ancora varie cose; dentro di me cresceva una strana rabbia, alzai il braccio con impeto e la colpii; nell'attimo finale, prima di vibrare il colpo decisivo di martello, provai paura, paura di farle del male.
Emise solo un lieve gemito e si accasciò sul pavimento. I suoi lunghi capelli le coprivano il viso, il suo dolce viso di fata. Scostai piano i capelli, i suoi occhi neri erano fissi, stupiti.
Piansi per lei, recitai come Catullo una bellissima poesia, che incisi su un enorme tronco di rovere siciliano. Poi cominciai il mio grande capolavoro finale: scolpii lei.
Ero sudato e stanco, affamato da matti; per due giorni lavorai ininterrottamente per lei; e lei era lì, sublime, adagiata dentro la sua dimora, dentro quel meraviglioso tronco di rovere dei nebrodi; la baciai teneramente; poi con abbondante colla vinilica la sigillai. All'esterno la intagliai nuda come una Venere, nella parte superiore circondata da fiori e piante bellissime.
Col muletto portai quel tronco all'ingresso del capannone, lo issai, lei era lì, bellissima come un bronzo di Riace, solo che era di rovere siciliano.
Poi mangiai i suoi pesci rossi, unici esseri viventi che amava, bevvi l'acqua, ed ero come "liberato", feci un bel falò con le sue cose; infine sfinito l'ammiravo, sembrava parlarmi, ma non favellò, la insultai, mi sfogai dissi cose mai dette; ero felice e triste insieme. Ricevetti molte offerte per anni, per quel mio capolavoro; tutti potevano ammirarla, ma nessuno poté più averla: ormai era solo mia e per sempre.
I suoi amici, amanti, vennero ad informarsi, a cercarla, ma lei era partita, chissà con quale amante e chissà per dove.

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E ricambiando il bacio “Non vedo l’ora; ma tutte le mie fantasie?” le chiesi. “Si!” fu la sua risposta breve, concisa, ma, soprattutto, decisa, e questo mi mandò ancora di più in estasi ed anche quando salimmo sull’aereo ed eravamo in volo, non riuscii a smettere di fantasticare le cose più erotiche nei suoi confronti. Ci vollero quasi sedici ore di volo e due di motoscafo, ma ne era valsa la pena; il posto era stupendo, era un’isola in mezzo al mare cristallino. Insieme a noi c’erano altre tre coppie, due in viaggio di nozze come noi e la terza di fidanzati, con le quali stringemmo amicizia durante il viaggio. Arrivati ci accompagnarono ai nostri alloggi, se così si potevano descrivere, in quanto erano un gruppo di sei bungalow separati dal corpo centrale dove c’erano ristoranti, bar, negozi, discoteca, ect. Ed è stato in questi giorni che abbiamo avuto modo di parlare tranquillamente e liberamente esternandole tutte le mie fantasie represse, e così pure lei fece con me. La cosa su cui misi categoricamente i puntini sulle “i”, come si usa dire, era che non volevo più vederla con costumi da bagno interi e che non si vestisse più come una suora. Lei fu più che felice di questo, perché anche lei odiava tali restrizioni e che ha sempre guardato con invidia e rabbia, le altre ragazze al mare che indossavo dei bikini, più o meno audaci, vestite in modo sexi o con abiti da sera sensuali quando uscivano per andare in discoteca o fuori a cena. Mi aveva confidato che in segreto si era comprata qualcosina, anche se non mi confidò cosa, lasciandomi a crogiolare nella sorpresa. Per il viaggio di nozze avevamo prenotato la bellezza di tre settimane in un posto paradisiaco dei tropici pregustandoci già la partenza, fantasticando, finalmente, sul fatto di poter stare soli noi due nella stessa camera, nello stesso letto, di fare l’amore, di andare in discoteca, di vederla in bikini, o vestita in abiti da sera che solo lei mi aveva descritto, e così via, e durante tutte queste fantasticherie, la nostra eccitazione era visibile e tangibile. La partenza era organizzata per la sera stessa del matrimonio alle 22:20 dall’aeroporto; tutto organizzato: cerimonia, foto, pranzo con i parenti ed amici, a casa giusto il tempo necessario per cambiarci, e poi via verso i nuovi orizzonti che si delineavano sempre di più con il viaggio di nozze.

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Non era stata un'idea brillante andare a trovare Frida a Brownshweig d'inverno. Fulvio si era immaginato che in Germania facesse freddo, ma non così freddo. E non perdeva occasione per farglielo notare. Frida sapeva bene l'italiano. Riguardo al rapporto tra Fulvio e il tedesco, era praticamente inesistente. Si erano conosciuti l'anno prima al Politecnico. Per un po' ci aveva provato con Frida, gli sembrava un atto dovuto cercare di sedurre una studentessa erasmus: il fascino della straniera venuta dal nord era innegabile. Comunque lei aveva subito messo in chiaro le cose, così erano rimasti buoni amici. Dopo i primi giorni passati a visitare chiese e birrerie tipiche il posto non offriva molte altre attrattive: certo le case del centro sembravano tutte tipo quella di Hansel e Gretel e la pulizia delle strade era indiscutibile, però non passarono molto tempo che Fulvio si rese conto che quella cittadina nel cuore della Germania tutto sommato era abbastanza pallosa. Gli amici di Frida erano piuttosto insulsi, per quello che avesse potuto capire di loro, il fatto è che non lo tenevano in gran conto: all'inizio sempre interessamenti tipo where are you from o what's your favourite football team, poi in breve tornavano a quella loro lingua barbarica e attorno a Fulvio si creava una cortina di ferro da cui difficilmente riusciva ad uscire. E non è che Frida si interessasse più di tanto alla cosa. A quel punto Fulvio si attaccava al boccale di birra. Fu al terzo risveglio con mal di testa e bocca impastata che stabilì che era ora di darsi una regolata con la birra. Si rese conto che era solo nell'alloggio. Frida gli aveva lasciato un biglietto. Accanto al biglietto c'erano le chiavi di casa e una tessera. Sul biglietto c'era scritto: Per Fulvio. Ho un impegno inaspettato all'università, tornerò verso le tre del pomeriggio. Intanto prova ad andare nella mia palestra, ti lascio la tessera. Così ti fai una bella sudata e fai uscire tutta la birra che hai bevuto! Frida o Fulvio si guardò intorno: ci fosse stato almeno un televisore! Da leggere si era portato qualcosa ma aveva troppo mal di testa. L'unica soluzione per ammazzare la mattinata era la palestra. Non metteva piede in una palestra dai tempi di educazione fisica al liceo. La palestra era nella stessa via del palazzo di Frida, se la ricordava; almeno se si rompeva poteva sempre prendere e tornarsene in casa. La tuta l'aveva già addosso, la usava come pigiama. Appena entrato, lo assalì un tizio superpompato in canottiera con una raffica di tedesco. Fulvio non si era preparato a discussioni con gli indigeni, avanzò un sorriso da deficiente e tirò fuori la tessera di Frida: Friend of Frida! Il tizio allora mostrò di aver capito e gli indicò col braccione una porta: Se l'era cavata ancora bene. Si cambiò le scarpe e si tuffò tra i macchinari; era tutto un luccichio di metallo e tecnologia: c'erano certi vogatori con schermo a cristalli liquidi tipo sala giochi con cui dei ragazzi si sfidavano in gare di canottaggio virtuali, altra gente più o meno atletica era sparpagliata nell'ampio locale.

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Postato il 05.09.04 18:42

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